Sostenibilità

Le tappe storiche della coscienza ambientalista

0 Comments 21 febbraio 2010

Le tappe storiche della coscienza ambientalista

Temi come le energie rinnovabili, i prodotti eco-compatibili e l’eco-sostenibilità del sistema produttivo, che al giorno d’oggi occupano l’agenda dei media, fino a qualche anno fa erano preoccupazioni di pochi idealisti e sognatori riuniti nella lotta per la difesa dell’ambiente.

La coscienza ambientalista ha seguito uno sviluppo costante negli ultimi 50 anni,e  seppur con un andamento tortuoso, fatto di scandali e di flop di mercato,  è sempre stata supportata dall’evidenza dei fatti, e soprattutto  dalle accurate analisi della comunità scientifica internazionale.


ANNI ‘60

Già durante gli anni ‘60 e ‘70 diversi lavori contribuirono ad allargare il dibattito sulle tematiche di sostenibilità, sia offrendo nuovi impianti teorici per l’analisi che divulgando idee e proposte all’opinione pubblica internazionale.
Nel 1962 Rachel Carson pubblicò il libro “Silent Spring ”, che criticava l’uso indiscriminato di pesticidi, e destò notevoli polemiche ma anche molto interesse fra la gente comune, stimolando il dibattito sulla necessità non più posticipabile per una legislazione – fino ad allora inesistente – orientata alla tutela dell’ambiente.
Il contributo che accademici, artisti, e più di tutti, i movimenti non governativi hanno dato allo sviluppo di una cultura ambientalista e pro-sostenibilità è indiscusso.

ANNI ‘70

Sappiamo che i primi movimenti ambientalisti cominciarono ad organizzarsi politicamente negli anni settanta . Il primo Partito Verde della storia nacque in Australia nel 1972, mentre in Europa il primo Partito ambientalista fu fondato in Gran Bretagna nel 1973 (dapprima denominato People, poi Ecology Party ed infine Green Party).

La percezione del problema diventò poi comune con la crisi petrolifera. Il problema della sostenibilità ambientale entrò ufficialmente nell’agenda internazionale nel 1972, quando le Nazioni Unite promossero la Conferenza ONU sull’ambiente umano, conosciuta anche come conferenza di Stoccolma, grazie alla quale iniziò il processo di creazione dell’UNEP (United Nations Environmental Programme.

ANNI ‘80

L’espressione sviluppo sostenibile diventa popolare negli anni ’80 ma le problematiche a cui essa si riferisce erano diventate argomento di discussione già vent’anni prima. E’ infatti, come visto nel precede4nte paragrafo, negli anni ’60 che alcuni problemi ambientali assumono dimensioni tali da provocare forti reazioni dell’opinione pubblica mondiale e la creazione di movimenti ambientalisti, che propongono una radicale revisione del paradigma della crescita .

Il colore più usato dagli ambientalisti è il verde, che fu utilizzato dai “Grünen” il partito dei verdi, nato in Germania negli anni ottanta.
In Italia il partito dei verdi fece la sua comparsa nel 1985 trasformandosi, dopo varie vicissitudini, in federazione dei verdi, pur senza potersi dire effettivamente rappresentante delle associazioni ambientaliste.
Nel 1986 si formò poi Greenpeace Italia , impegnata nell’intervento diretto e nelle manifestazioni ad effetto, che tenta di sfruttare le tecniche di opinion making e di guerriglia non violenta più avanzate ai fini della promozione della coscienza ambientale e di intervento in casi di necessità. Da menzionare ancora il fatto che, a partire dal 1978, vennero fondate anche associazioni ecologiste di destra: i Gruppi di Ricerca Ecologica, espressione del MSI, e poi nel 1987 Fare Verde e Azione Ecologica, legate soprattutto al tema della nostalgia comunitaria e di un ritorno a una diversa relazione con la natura, vista nel rispetto di certe condizioni di vita tradizionali.

Nel 1987 poi, venne pubblicato il Rapporto Brundtland , conosciuto anche con il titolo “Our Common Future”, che aveva il compito di analizzare le possibilità di armonizzazione tra sviluppo sociale ed economico e protezione dell’ambiente.
In esso è contenuta la definizione “ufficiale” di sviluppo sostenibile:

“Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni.”

ANNI ‘90

Ricordo quando ero giovanissima (inizi anni ‘90), con quale diffidenza in Italia si guardava alle azioni degli attivisti di Greenpeace che in giro per il mondo facevano sentire la loro voce, la loro denuncia contro i disastri ambientali creati dalle corporations. Onestamente ricordo che le loro attività erano giudicate come un retaggio nostalgico della cultura ’68 rivoltosa e anticapitalista, ma in pochi ringraziavano gli attivisti per la forza delle loro denuncie e il rischio che assumevano durante le loro missioni. Probabilmente questa percezione era solo italiana, o forse solo “meridionale”, ma è certo che in Italia, la consapevolezza delle emergenze ambientali è cresciuta lentamente e in ritardo rispetto agli altri paesi europei.

Con l’apertura del dibattito sulla globalizzazione, come fenomeno industriale, prima ancora che culturale, abbiamo osservato l’emergere del movimento comunemente noto come “No Global” , rappresentato da un’insieme eterogeneo (dal punto di vista politico) di organizzazioni non governative ed associazioni a livello internazionale, accomunate dalla critica al sistema economico neoliberista promosso dai paesi aderenti al Forum G8 (dal 2009, G14) .
Diversi autorevoli saggi critici hanno ispirato il movimento anti-globalizzazione. Molti ricorderanno il libro della giornalista canadese Naomi Klein “No logo”, con il quale che si criticava la produzione delle multinazionali e l’aggressività delle attività di marketing, ma tra gli altri, anche l’autorevolissima voce del linguista americano Noam Chomsky (le cui affermazioni vicine al movimento anti-globalizzazione possono essere ritrovate in molte sue opere ) o l’opera di Vandana Shiva , ecologista indiana che ha supportato attivamente il movimento ambientalista.

2000

Nel 2007 infine, Paul Hawken (ecologista, imprenditore ed autore di spicco sui temi della Green economy) nel suo Libro “Blessed Unrest” ha esposto una dinamica evolutiva dei vari movimenti sia ecologisti che per la giustizia sociale. Ripercorrendo la storia del pensiero (americano) ambientalista e dei movimenti per i diritti civili, l’autore individua un movimento permanente più generale che è sotteso a tutti i vari movimenti in azione nelle varie epoche, e di cui il movimento no global, ne rappresenta una ulteriore evidenza (l’esser formato da reti di movimenti e il carattere assolutamente non ideologico lo hanno infatti reso molto più popolare di tesi accademiche ed elitarie).

L’universalità di questi movimenti, la capacità di contaminare ogni bacino culturale e persino la loro frammentarietà sembra infatti configurarsi come una risposta immunitaria socio-culturale al degrado ambientale, alla degenerazione economica e alla corruzione sociale. Un movimento che non avendo capi, ideologie e strutture non può vincere direttamente niente ma che al contempo è imprendibile e indomabile, riemerge quando vuole, muta di dimensione, forma e obiettivi a seconda delle specifiche situazioni.
La tesi di Hawken rivela i legami impliciti ed espliciti tra i movimenti di tipo ambientalista, i movimenti dei diritti civili e di giustizia sociale ed i movimenti di liberazione dei popoli indigeni: un filo comune che collega il creativo metropolitano al contadino sino all’ultima tribù indigena nelle foreste dell’Amazonia e che emerge progressivamente dal conservazionismo ambientale e dalla critica più radicale del sistema economico e culturale moderno. Ed in modo simile avviene lo stesso cammino convergente dei movimenti per i diritti civili e per la giustizia sociale verso il riconoscimento della visione ecologista.

Al di là dunque, delle particolarità locali e delle specifiche ideologie che giustificano e legittimano i movimenti ambientalisti nel mondo, dobbiamo ammettere che negli anni hanno contribuito non solo all’orientamento dell’agenda setting di matrice green, ma soprattutto al raggiungimento di grandi risultati nelle politiche ambientali, come la creazione dell’Ufficio Europeo dell’Ambiente, l’applicazione di norme sulla protezione ambientale, l’introduzione di sistemi di tassazione dei rifiuti o emissioni, e inoltre l’adozione di due importanti protocolli: quello di Montreal per la protezione dello strato di ozono e quello di Kyoto per combattere il riscaldamento globale.

Share your view

Post a comment

  • Sustainab.Italy on Twitter

    Sustainab.Italy on Facebook

    GreenCamp 2010 *Roma on Facebook

    RSS Greenormal by John Grant

    • Nice Informative Film from FSC in Canada
      Who cares about the Forest? from Franke James on Vimeo.(via Doug Creighton) […]
    • Yeo Valley's farming boyband (can't wait)
      In a follow up to their brilliant rapping farmers last year, Yeo Valley are releasing a pop song/new boy band of farmers during the ad breaks of X Factor this year starting this Saturday (8th Oct). Here's the lyrics so you can sing along. The Churned ‘Forever’ Song Lyrics I could have gone astrayNot listened to my heartBut every time I’m temptedI go bac […]
    • An invitation from Al Gore
      Dear John (and his blog readers)Tomorrow, people from around the world will join hands to create 24 Hours of Reality. I hope you'll join us. Together, we're going to focus the world's attention on the scope, scale and impact of the climate crisis.24 Hours of Reality begins at 7 p.m. Central Time on Wednesday, September 14. Over the course of t […]

    Photos on flickr

    © 2010 Sustainab.Italy. Powered by Wordpress.

    Wordpress themes by WooThemes - Premium Wordpress Themes