Chi opera nel settore della sostenibilità ambientale è ben cosciente di quali siano le caratteristiche del trend della “Green-Economy”, ma i neofiti probabilmente avranno avuto qualche difficoltà nell’identificare il fenomeno entro griglie di analisi univoche. Ecco perché ritengo necessaria una definizione preliminare della Green economy, che possa chiarirne i confini e le sfaccettature.
Con il termine “green economy” ci si riferisce ad un paradigma manageriale e commerciale che privilegia l’impatto ambientale come indicatore imprescindibile della genuinità delle operazioni messe in atto da imprese ed organizzazioni. L’ambiente però non è l’unica piattaforma con cui bisogna confrontarsi. Certamente cresce la necessità di rendere l’economia più armonica con l’ecosistema, ma farlo comporta una meravigliosa creatività, conoscenza specialistica, e l’allargamento della partecipazione di tutti gli individui. I comportamenti umani e I lavoratori non possono essere ancora ingranaggi del meccanismo dell’accumulazione, sia che esso sia capitalista o socialista. Lo sviluppo sostenibile richiede anche un progresso culturale e l’estensione della democrazia, perché le trasformazioni sociali ed economiche sono fenomeni strettamente correlati.
La Green economy enfatizza la creazione di alternative positive in tutti i settori dell’economia e della vita.
Il settore pubblico e privato devono essere trasformati in modo tale da consentire – da un lato – al mercato di esprimere valori sociali ed ecologici -e dall’altro- che lo Stato incominci ad avvicinarsi ai network di innovazione creata dal basso delle community (locali o virtuali).
La Green Economy non è una delle scelte possibili, ma è l’unico modello praticabile per lo sviluppo dei prossimi venti anni. Puntare sulla Green Economy è un imperativo condiviso a tutti i livelli, è un dato di fatto non un argomento su cui scontrarsi, è una priorità di tutti. Qualunque sia il paradigma economico che si vuole adottare, l’economia ecologica è una prerogativa che non prescinde dall’industria, nonostante ne riconosca i danni fatti nel passato e nel presente. La Green Economy quindi non è la fine dell’industria, bensì un cammino di riconversione che conduce alla sostenibilità ambientale e sociale dell’industria.
Esempi degli orientamenti politici italiani , sono gli incentivi alla rottamazione delle auto, finalizzati alla diminuzione dei consumi e delle emissioni di CO2, oppure gli incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti alternative già esistenti da tempo nel nostro Paese. Oppure, ancora, lo sforzo che è in corso da alcuni anni nelle pubbliche amministrazioni affinché si proceda ad acquisti eco-compatibili (il cosiddetto “green procurement”).
Il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale fiaccata dalla recessione, insomma, non è un’ipotesi ma una realtà che genera profitti. Tutti, quindi, dobbiamo lavorare per far crescere reddito e occupazione grazie all’energia pulita e dalla conversione industriale.
La Comunità Europea orienta e dirige questa conversione attraverso numerosissime direttive e programmi speciali, partendo dalle ECOLABEL, all’EMAS , agli incentivi fiscali e tutte le misure di sanzione per i paesi che non lavorano adeguatamente per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto .
I contenuti del Protocollo di Kyoto, sono infatti intesi a modificare il comportamento delle industrie che inquinano, ma è anche opinione largamente condivisa, che attraverso il modello del carbon emission trading il protocollo fornisca una scappatoia per continuare ad inquinare, pagando una tassa, senza affrontare il problema reale sottostante, ovvero la necessità di un reale e duraturo cambiamento dei comportamenti che provocano l’inquinamento.
Ecco dunque la necessità dell’adozione di processi sostenibili da parte delle imprese, quali cardine centrale delle loro strategie di business, in modo tale da contemplare anche il raggiungimento di vantaggi commerciali, che bilancino di gran lunga i costi sostenuti per implementarli.





Altri modi di intendere la “sostenibilità”:
http://www.scribd.com/doc/6032001/Safeguard-and-sustainable-enhancement-of-the-intangible-heritage-role-of-the-communities-and-the-civil-society
Per prima cosa complimenti per il lungo ed intricato cammino di ricerca!
Come sai, si tratta di un tema… forse un vero è proprio style di vita, ancora un pò troppo lontano ai più.
Beh poco male… se non ci fossero sfide difficili ci sarebbero ben pochi stimoli!
Mi permetto di sottoporre alla tua attenzione una visione allargata del Green Marketing… per Noi di Qore di Style è uno spostamento verso una GreenLife che attraversa tutti gli ambiti sociali e con essi altrettante tematiche.
Se ti va… http://www.qoredistyle.blogspot.com/
Una sorta di BlogStorming!
A presto e buon lavoro!
Francesco & Elisa
Veramente un bel post.
Complimenti.
Hai fatto caso che nella figura che hai messo c’è il logo di BP?
Non è una critica per carità solo un invito a riflettere sul fatto che loro abbiano fatto dellasostenibilità la loro bandiera per anni…