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Fonti rinnovabili:il confronto Germania-Italia sulle scelte ambientali ed economiche.

2 Comments 08 marzo 2010

Fonti rinnovabili:il confronto Germania-Italia sulle scelte ambientali ed economiche.

Esattamente ieri sera, 7 marzo 2010, Presa Diretta, il programma del palinsesto di Rai 3 condotto da Riccardo Iacona, ha mandato in onda  il reportage intitolato “Sole Vento Alberi”,dedicato alle fonti di energia rinnovabili e al confronto tra le diverse politiche  di incentivazione condotte da paesi come la  Germania e l’Italia.

Per fortuna la Rai ha un ottimo archivio web da cui è possibile rivedere quasi tutta la la produzione televisiva delle sue emittenti, e stamane ho potuto rivedere la puntata e riprendere dati e informazioni per una riflessione più accurata sullo scenario italiano. Il nostro ‘bel paese’ lasciato allo sbaraglio quando serve, ma anche imbavagliato all’occorrenza. L’ottimo lavoro di Iacona però, mi ha spinto a riaprire la discussione in questo blog, e approfittare dello spunto per aggiungere le mie considerazioni.

Partendo dal presupposto che il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale, fiaccata dalla recessione, non sia un’ipotesi, ma una realtà che genera profitti, è possibile capire anche perché  paesi come la Germania, la Spagna, la Danimarca, la Svezia ed altri ancora, stanno intervenendo con forti incentivi verso il  sistema imprenditoriale e  verso i cittadini.

Le nuove opportunità di business verde stanno già generando nuovi posti di lavoro (siamo a 3,5 milioni solo in Europa) e tutti gli osservatori ritengono che questa tendenza potrà incidere positivamente sull’economia mondiale.

E il confronto Italia-Germania non giunge a caso: infatti l’EPI (Environmental Performance Index) sviluppato dall’Università di Yale con una metodologia che unisce la performance per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale, rivela che nel quadro dei 163 paesi del campione, l’Italia segue la Germania – rispettivamente il 17° e il 18° posto – nella classifica dei paesi più responsabili del 2009. Due paesi molto diversi per cultura e coscienza politica, eppure così vicini  nei risultati pubblicati dalla ricerca.

Le differenze tra Germania e Italia.

Partendo proprio dagli effetti generati sull’occupazione , Iacona ci dice che in Germania, grazie alla legge sulle fonti rinnovabili vagliata nel 2001 (con il consenso del 90% dei deputati tedeschi), sono stati creati circa 750.000 posti di lavoro, di cui 250.000 dalle centrali e circa il doppio dall’indotto.

Per quanto riguarda la situazione italiana, stando ai dati dell’ultimo Rapporto Annuale del Censis 2009, sembra che la green economy rappresenti una delle poche speranze di ripresa dalla crisi economica  che  sta attraversando il nostro paese. Nel rapporto si legge che  “sebbene non sia possibile calcolare nel dettaglio il valore di questo complesso sistema, disperso in svariati segmenti di business, le stime sul fatturato complessivo della green economy italiana si aggirano già attorno ai 10 miliardi di euro, e decisamente positive sono le previsioni sull’impatto nel mercato del lavoro: fonti diverse stimano da qui a dieci anni un potenziale occupazionale che varia da 100 mila a 1 milione di nuovi addetti, a seconda dei comparti presi in considerazione nella valutazione.”

La ripresa dell’economia italiana punta ,in particolare, su una forte spinta proveniente dal settore dell’energia rinnovabile (secondo i dati raccolti da Terna e dal Gestore servizi elettrici, nel 2008 l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha coperto il 16,5% del consumo nazionale, e la produzione è aumentata del 24,5% in soli cinque anni). Altrettanto positivo il quadro fornito dalle stime di Nomisma Energia: il fatturato dei principali comparti delle nuove rinnovabili è aumentato in cinque anni del 191% e nel 2008 supera i 5 miliardi di euro, mentre l’occupazione diretta e dell’indotto è cresciuta del 220% e sono più di 20.000 i posti di lavoro creati dallo sviluppo delle energie verdi.

La legislatura a confronto

La legge sulle rinnovabili che muove la Germania, similmente al Decreto Legislativo  387/2003 adottato in Italia, consiste fondamentalmente nella liberalizzazione del mercato di produzione dell’energia da fonti rinnovabili e consente quindi a chi produce energia pulita, di rivenderla sul mercato.

A questo dato si aggiunga che l’attuale Cancelliere tedesco ( ed ex Ministro dell’Ambiente) Angela Merkel ha proposto in Germania il programma 202020, ovvero l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 una riduzione delle emissioni di CO2 del 20%, e la produzione del 20% del fabbisogno energetico del Paese attraverso fonti rinnovabili.

Grazie alle scelte accorte dei vertici politici, il settore della ricerca e della produzione di energia da fonti rinnovabili stanno vivendo una crescita intensa e costante, che ha permesso alla Germania di cogliere a testa alta e con slancio l’opportunità, e di porsi un obiettivo di copertura del 60% del fabbisogno energetico nazionale, solo attraverso fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda l’Italia, invece, il Dlgs 387/2003 per le fonti rinnovabili ha concesso anche ad imprese che sono molto lontane dalla sostenibilità di ampliare il loro business, affiancando alle fonti rinnovabili anche le fonti assimilabili. Questo, viene spiegato nel servizio di Iacona, significa che imprese come l’ILVA di Taranto, la Lucchini di Piombino, e la Garrone di Priolo, hanno potuto procedere alla manipolazione di risorse come i rifiuti della raffinazione petrolifera (che non erano rinnovabili in origine) per produrre altra energia, ma con l’effetto di un grave danno ambientale per l’emissione di elevate quantità di CO2  e molto dannose per le comunità locali.

Le differenze presenti in Italia sono anche il frutto della de-regulation che lascia ai governi regionali la possibilità di scegliere autonomamente la propria politica di approvvigionamento energetico. A parte esempi positivi come la Puglia, che grazie a semplificazioni ed incentivi, attualmente rappresenta la 1° regione italiana per produzione di energia da fonti rinnovabili - con la produzione del 25,32% dell’energia eolica nazionale e del 13,44% dell’energia fotovoltaica – la realtà italiana risulta essere molto disomogenea, e in alcuni casi anche drammatica.

Al contrario però di ciò che accade in Germania, dal reportage di Iacona emerge che in Italia, e specialmente in regioni come la Calabria e la Sicilia, il ritardo nella valutazione delle domande di installazione degli impianti abbia rallentato  - se non immobilizzato – lo sviluppo delle imprese locali e la conversione degli impianti domestici dei cittadini.

Proprio in Sicilia (Agrigento vanta la presenza del “Re del vento” – Salvatore Moncada ) in molti comuni – come  Trapani- è stato registrato un blocco delle pratiche che raggiunge i 4 anni. Demotivante. Altro che incentivi!

Eppure proprio le regioni del sud Italia, grazie alla naturale conformazione del territorio e la loro posizione, hanno una capacità produttiva di gran lunga superiore rispetto ai paesi nordici.

Altre considerazioni cadono sulla regione Toscana e sulla Basilicata.Mentre in Toscana alcuni comuni appesantiscono il cittadino di tasse (mi riferisco all’obbligo della DIA – Dichiarazione di Inizio Attività – 1500 euro) per poter installare un impianto di energia rinnovabile nella propria abitazione, in Basilicata, invece, osteggiano gli impianti eolici con la giustificazione della tutela paesaggistica. E uno dei migliori produttori della regione, una fabbrica di Ferrandina che produce pannelli solari, esporta il 60% della produzione in Francia, Germania e Inghilterra.

Necessità fa virtù? Io sono convinta di si.

Se la preoccupazione degli altri Paesi europei è attualmente quella di rendersi indipendenti nella produzione di energia elettrica (limitando l’approvvigionamento da paesi esteri) per ovvie regioni economiche e politiche, l’Italia sembra, invece, non cogliere a pieno le opportunità che offre l’approccio delle rinnovabili.

Speriamo solo che il governo italiano trovi la motivazione nella grave crisi economica che il nostro paese sta affrontando,  per regolamentare in modo efficace e vantaggioso il settore delle energie rinnovabili, e dare la possibilità alla piccola e media impresa italiana di rifiorire sotto una nuova luce. Quella green.

Your Comments

2 Comments so far

  1. claudio scrive:

    Ottimo annuncio.

    Regalaci, se ne avrai modo, anche un articolo sulla situazione spagnola.
    Insieme alla Germania sono un esempio nitido di come creare aziende specializzate nell’economia green, vedi i pannelli solari e competitive a livello mondiale.

  2. admin scrive:

    Grazie Claudio! La mia ricerca continua ;)
    Cercherò di pubblicare al più presto anche un confronto italia-Spagna :D


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