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	<title>Sustainab.Italy &#187; Report e dati</title>
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	<description>Sostenibilità e qualità in Italia</description>
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		<title>Green Stages 2010: Giuseppe Minoia</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 14:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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GIUSEPPE MINOIA &#8211; GFK EURISKO
Gli italiani e la green economy: timori,comportamenti, attese.
ASSOCOMUNICAZIONE e UPA hanno realizzato una ricerca quali-quantitativa, rappresentativa del campione italiano, sui temi della Green Economy.

Guardiamo un pò più da vicino i risultati emersi:
1_preoccupazioni per l&#8217;ambiente
Le preoccupazioni per lo stato e il futuro dell&#8217;ambente sono allo stesso livello o addirittura superano quelle per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong>GIUSEPPE MINOIA &#8211; GFK EURISKO</strong></p>
<p><em>Gli italiani e la green economy: timori,comportamenti, attese.</em></p>
<p>ASSOCOMUNICAZIONE e UPA hanno realizzato una ricerca quali-quantitativa, rappresentativa del campione italiano, sui temi della Green Economy.</p>
<p><span id="more-241"></span></p>
<p>Guardiamo un pò più da vicino i risultati emersi:</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">1_preoccupazioni per l&#8217;ambiente</span></strong></p>
<p>Le preoccupazioni per lo stato e il futuro dell&#8217;ambente sono allo stesso livello o addirittura superano quelle per la crisi economica</p>
<p>Siamo seriamente coinvolti su questo tema</p>
<p>La sensibilità ambientale sembra sempre più mainstream</p>
<p>Al Nord ci sono maggiori consapevolezze, e mediamente più sensibilità ambientale.</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">La classifica delle “preoccupazioni”</span></strong></p>
<ol>
<li>i cambiamenti climatici</li>
<li>l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria</li>
<li>il problem dello smaltimento dei rifiuti</li>
<li>la scarsità dell&#8217;acqua in alcune zone della terra</li>
<li>l&#8217;effetto serra</li>
<li>l&#8217;saurimento delle fonti energetiche</li>
<li>il degrdo del&#8217;ambiente urbano</li>
<li>la deforestazione del pianeta</li>
<li>il buso dell&#8217;ozono</li>
<li>l&#8217;elvata concentrazione di co2 nell&#8217;atmosfera</li>
<li>estizione di alcune specie animali</li>
</ol>
<p><em>I problemi esistono in quanto sono verificabili</em></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">2_le attese</span></strong></p>
<ol>
<li>ridurre e eliminare i consuim inutili</li>
<li>soddisfare i bisogi del presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare</li>
<li>nuove tecnologie che migliorino le prestazioni sui consumi</li>
<li>Il risparmio intelligente (“smart” saving) e non la decrescita</li>
<li>vivere meglio consumando meno</li>
<li>vivere senza rischi ambientali</li>
</ol>
<p><strong>Le parole chiave del futuro sostenibile:</strong></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">NATURA, CULTURA, NUOVE TECNOLOGIE</span></strong></p>
<p>Dai risultati della ricercha emerge il quadro di un&#8217;Italia che non è un paese ambientalista&#8230;</p>
<p>Da un lato le elite sono molto sensibili, dall&#8217;altro le popolazioni del sud rivendicano una grande insoddisfazione rispetto all&#8217;attuale status quo.</p>
<p><strong>IL PRE-AMBIENTALISO ITALIANO</strong></p>
<p>Da parte delle isituzioni c&#8217;è una lenta presa in carico delle esigenze dei cittadini in tema ambientale</p>
<p><strong>QUALI ORIENTAMENTI SOSTENIBILI?</strong></p>
<ul>
<li>lo stile di vita sostenibile è fondamentale per  per prevenire i danni alla salute;</li>
<li>rispetto al passato, ci stiamo comportando in modo un pò più responsabile;</li>
<li>siamo attenti alla componente mediatica;</li>
<li>possono spendere anche qualcosa in più per cquistare prodotti a basso impatto ambientale.</li>
</ul>
<p><strong>Consapevolezza e Condivisione:</strong></p>
<p>Esistono delle differenze tra le diverse fasce d&#8217;età;</p>
<p><strong>I giovani sembrano un pò più distanti rispetto alla sensbilità ambientale</strong></p>
<p>Fino a 10 anni fa l&#8217;atteggiamento green era solo una chiccheria</p>
<p><strong>Ma ora chi ci deve aiutare?</strong></p>
<ol>
<li>la Scuola</li>
<li>la corretta informazione dai media e dalle istituzioni</li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">TEMI CRUCIALI</span></strong></p>
<p>1) chi produrrà le nuove energie? 93%</p>
<p>2)rifiuti /ricicagio 81%</p>
<p>3) prodotti alimentari 78%</p>
<p>4)trasporti</p>
<p>5)detersivi</p>
<p>6)abbigliamento</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">I settori produttivi più sensibili</span></strong></p>
<ul>
<li>aziende produttrici di elettrodomestici</li>
<li>nettezza urbana</li>
<li>grande distribuzione (sensibilizzazione sui km zero- carrelli di plastica</li>
<li>detersivi per il bucato</li>
<li>alimentazione</li>
</ul>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Dove ci si aspeta di fare di più</span></strong></p>
<p>1) Urbanistica</p>
<p>2) nettezza urbana</p>
<p>3) edilizia</p>
<p>4) trasporti pubblici</p>
<p>5) aziende automobilistiche</p>
<p>6) detersivi per il bucato</p>
<p>7)aziende produttrici e distributrici di energie</p>
<p><strong>LA CRITICITÀ DELLA FILIERA PRODUTTIVA</strong></p>
<p>1) territorio urbano</p>
<p>2) ciclo dello smaltimento</p>
<p>3)qualità delle abitazioni</p>
<p>4)trasporti</p>
<p><strong>QUALI FONTI ENERGETICHE NEL FUTURO?</strong></p>
<ol>
<li><strong><span style="color: #99cc00;">SOLARE 72%</span></strong></li>
<li>EOLICA</li>
<li>IDROELETTRICA</li>
<li>GPL</li>
<li>BIOCARBURANTI</li>
<li>GAS</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">ENERGIA NUCLEARE</span></strong></li>
</ol>
<p>I consumatori hanno più fiducia nelle aziende/marche che si impegnano seriamete, rispetto alle altre.</p>
<p>Le iniziative dedicate alla sostenibilità saranno apprezzate sempre di più, ma non vogliamo il greenwshing.</p>
<p><strong>La sostenibilità è una strada senza ritorno</strong></p>
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		<title>Green Stages 2010: Diego Masi</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 14:39:47 +0000</pubDate>
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DIEGO MASI
Introduce l&#8217;evento e propone uno sguardo d&#8217;insieme al panorama della green economy e della sostenibilià ambientale.
Dall&#8217;Ozono alle Deforestazioni, alcuni danni prodotti dall&#8217;uomo:

150 milioni di casi di cancro
3 mil di morti entro il 2025
6 trilioni di dollari in cure mediche per il CFC
3.354.810 ettari  di foreste abbattuti

“C&#8217;è qualcosa di radicalmente sbagliato nel trattare la terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong>DIEGO MASI</strong></p>
<p>Introduce l&#8217;evento e propone uno sguardo d&#8217;insieme al panorama della green economy e della sostenibilià ambientale.</p>
<p>Dall&#8217;Ozono alle Deforestazioni, alcuni danni prodotti dall&#8217;uomo:</p>
<ol>
<li>150 milioni di casi di cancro</li>
<li>3 mil di morti entro il 2025</li>
<li>6 trilioni di dollari in cure mediche per il CFC</li>
<li>3.354.810 ettari  di foreste abbattuti</li>
</ol>
<p><strong><em>“C&#8217;è qualcosa di radicalmente sbagliato nel trattare la terra come un&#8217;azienda in liquidazione.”</em></strong><em> </em>(cit <em>Herman Daly)</em></p>
<p><em><span id="more-236"></span><br />
</em></p>
<object width="600" height="492"><param name="movie" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionemasi1abstract-100428085816-phpapp01"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionemasi1abstract-100428085816-phpapp01"  type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="600" height="492"></embed></object>
<p><strong>Le 10 tendenze del futuro</strong></p>
<ul>
<li>nuova energia</li>
<li>economia dell&#8217;innovazione</li>
<li>nuova forza lavoro</li>
<li>medicina della longevità</li>
<li>scienza miracolosa</li>
<li>vivere più sicuri</li>
<li>culture competitive (clash of civilization)</li>
<li>cambiamento climatico</li>
<li>rispetto dei valori individuali</li>
<li>duopolio politico</li>
</ul>
<p><strong>La sostenibilità sarà un valore condiviso dal 95% dei paesi civilizzati.</strong></p>
<p>Le aziende cercano uno sviluppo sostenibile perchè i consumatori premiano l&#8217;attenzione verso l&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Il concetto della BOTTOM UP REVOLUTION</strong></p>
<p><em>IL DOPO COPENHAGEN</em></p>
<p>tutti si sono accorti di Copenhagen</p>
<p>Un esemmpio virtuoso è STOCCOLMA, che ha proposto:</p>
<ol>
<li>azzeramento emissioni 2050</li>
<li>road pricing</li>
<li>65 stazioni che distribuiscono combustibili alternativi</li>
<li>75% popolazione che usano la bicicletta.</li>
</ol>
<p><strong>THE GRIDS</strong></p>
<ul>
<li>SUPER ENERGY GRID</li>
<li>HOUSE GRID</li>
<li>MOBILITY (Auto letrica, plugin points)</li>
<li>HEALTH (wellss, phrma, eating better)</li>
<li>LIFESTYLE E SOCIAL GRID (semplicity, fashion, religios, ethical business,empatic..)</li>
<li>DIGITAL (internet,smartphone, ebooks, ecc)</li>
</ul>
<p><strong>MORE DEMOCRACY + GREEN REVOLUTION + DIGITAL REVOLUTION + BOTTOM UP CITIZEN</strong></p>
<p><strong>*******</strong></p>
<p><em>&#8220;Brand Reputation, 3 &#8220;C&#8221; e CSO. La green communication cambia il modo di comunicare&#8221;</em></p>
<p>Il 4% delle imprese fà l&#8217;86% della comunicazione in Italia (i soliti noti)</p>
<p><strong>Evoluzione del sistema Media – (buying) fino al 2012</strong></p>
<ul>
<li>Tv 51,5%</li>
<li>web 12,5%</li>
<li>stampa 21,5%</li>
<li>outdoor 7,5%</li>
<li>radio 6,5%</li>
<li>cinema 0,5%</li>
</ul>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">MAPPING SOCIAL OPPORTUNITIES</span></strong></p>
<p><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG86431.jpg"><strong> </strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG86432.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-237" title="CIMG8643" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG86432-1024x768.jpg" alt="" width="553" height="415" /></a></p>
<ul>
<li>Firm infrastructure (financing, planning, investor relations)</li>
<li>Human Resource Management (recruiting, training, compensation system)</li>
<li>Technology development (product design,testing, process design, material research, market research)</li>
<li>Procurement (components, machinery, advertising and services)</li>
</ul>
<p>Le attività di Green Marketing devono coinvolgere anche:</p>
<p>Inbound e Logistic + Operations + Outbound Logistics+ Marketing &amp; Sales + After Sale Service</p>
<p>Es. <a href="http://www.stonyfield.com/"><strong>Stonyfield Farm</strong></a></p>
<p>Ha sempre destinato ua parte dei suoi profitti per sostenere l&#8217;associazione <a href="http://www.climatecounts.org/">Climate Coun</a>t.</p>
<p>Ha venduto alla Danone il 100% della società, ottenendo che il 20% dei profitti continuino ad  essere  devoluti all&#8217;associazione.</p>
<p><span class="youtube">
<object width="425" height="344">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/m_dMljF0ivo?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<param name="allowscriptaccess" value="always">
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</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=m_dMljF0ivo">www.youtube.com/watch?v=m_dMljF0ivo</a></p></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Chi investirà nel Green prossimamente:</span></strong></p>
<p>1)   chi è già nel green (ess. Whole Foods – supermercato prodotti organici)</p>
<p>2)   le società che adeguano i loro prodotti per il green market (es. automotive)</p>
<p>3)   le socieà con prodotti dannosi per l&#8217;ambiente come società petrolifere</p>
<p>4)   le società che non potranno mai puntare sui prodotti green come la siderurgia</p>
<p><strong>L&#8217;approccio migliore per gestire la Brand Reputation in un&#8217;ottica <em>green</em> &gt; <span style="color: #99cc00;">Whole Brand Reputation</span></strong></p>
<p><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG8653.jpg"><strong> </strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG8653.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-225" title="CIMG8653" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG8653-1024x768.jpg" alt="" width="553" height="415" /></a></p>
<p>Attivare PARTNERSHIP  e fare network con associazioni e altri stakeholders è una strategia fondamentale per la buona riuscita di progetti sociali</p>
<p><strong>Alcuni esempi di portali che stanno contribuendo a sensibilizzare i consumatori sul &#8220;consumo critico&#8221;:</strong></p>
<p><a href="http://www.goodguide.com/"><span style="color: #99cc00;"><strong>Good Guide</strong></span></a><span style="color: #99cc00;"><strong> , </strong></span><a href="http://www.guidingstars.com/"><span style="color: #99cc00;"><strong>Guiding Stars</strong></span></a><span style="color: #99cc00;"><strong> , </strong></span><a href="http://www.chemicalbodyburden.org/"><span style="color: #99cc00;"><strong>Chemical Body Burden</strong></span></a><span style="color: #99cc00;"><strong> , </strong></span><a href="http://www.cosmeticsdatabase.com/"><span style="color: #99cc00;"><strong>Skin Deep</strong></span></a></p>
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		<item>
		<title>Green Stages 2010: il report del workshop.</title>
		<link>http://www.sustainabitaly.it/20100507-green-stages-2010-il-green-marketing-allitaliana.html</link>
		<comments>http://www.sustainabitaly.it/20100507-green-stages-2010-il-green-marketing-allitaliana.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 May 2010 18:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Green Stages, questo il nome del meeting organizzato da Diego Masi, è stato  un'occasione di confronto con alcuni professionisti del mondo della  comunicazione che hanno sperimentato direttamente le potenzialità del green marketing]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>Ieri, 6 maggio 2010, a Milano si è tenuto il primo workshop dedicato alla comunicazione della sostenibilià ambientale sui canali digitali.</p>
<p><strong>Green Stages</strong>, questo il nome del meeting organizzato da Diego Masi, è stato  un&#8217;occasione di confronto con alcuni professionisti del mondo della  comunicazione che hanno sperimentato direttamente le potenzialità del green marketing.</p>
<p>9 i relatori che hanno condiviso con i partecipanti la loro esperienza e il loro know how nella sala Convegni dell&#8217;Hotel Michelangelo:</p>
<h3><strong>Diego Masi &#8211; Assocomunicazione</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="diego masi" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-diego-masi.html" target="_blank">&#8220;Go Green: il mondo sta cambiando&#8221; , </a><span style="font-weight: normal;"><a title="diego masi" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-diego-masi.html" target="_blank">&#8220;</a></span><span style="font-weight: normal;"><a title="diego masi" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-diego-masi.html" target="_blank">Brand Reputation, 3 &#8220;C&#8221; e CSO. La green communication cambia il modo di comunicare&#8221;</a></span><a title="diego masi" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-diego-masi.html" target="_blank"> &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Giuseppe Minoia  - GFK EURISKO</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><a title="giuseppe minoia" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-giuseppe-minoia.html" target="_blank">&#8220;</a><em><a title="giuseppe minoia" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-giuseppe-minoia.html" target="_blank">Gli italiani e la green economy: timori,comportamenti, attese.&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Pietro Masi &#8211; Emme3w</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="pietro masi" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-pietro-masi.html" target="_blank">&#8220;Non esiste più la signora Maria! Stili di vita in digital touch&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>John Rooks -  SOAP (Sustainable Organization Advocacy Partners)</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="john rooks" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-john-rooks-e-il-green-marketing-made-in-usa.html" target="_blank">&#8220;Green Marketing in the U.S. :punti di forza, punti deboli e tante opportunità&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Andrea Seminara &#8211; AZZERO CO2</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="andrea seminara" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-andrea-seminara.html" target="_blank">&#8220;Economia e politica dopo Copenhagen. Uno sguardo verso un futuro sostenibile&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Andrea Febbraio  <strong>- PromoDigital</strong></strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="andrea febbraio" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-andrea-febbraio-e-il-digital-grid.html" target="_blank">&#8220;The digital grid: social media, social networks, buzz marketing, mobile applications.&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Giancarlo Vergoni  - Digital Media &amp;Advertising Matrix &#8211; Gruppo Telecom Italia</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="vergoni virgilio" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010-giancarlo-vergoni.html" target="_blank">&#8220;Dal banner al search:new ADVentures online.&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Ferdinando Cocucci - Brainwavwe &#8211; AllEvents group</strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="cocucci" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-green-stages-2010ferdinando-cocucci-e-la-green-communication.html" target="_blank">&#8220;Il giudizio. green communication o greenwashing?&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<h3><strong>Alberto Cattaneo &#8211; <strong>Cattaneo Zanetto &amp; Co</strong></strong></h3>
<p><span style="color: #99cc00;"><em><a title="cattaneo" href="http://www.sustainabitaly.it/20100508-alberto-cattaneo-italia-e-il-green-lobbying.html" target="_blank">&#8220;Pubblic Affairs, lobbies e legislazione&#8221; &gt;&gt;</a></em></span></p>
<p>Nonostante sia arrivata con 30 minuti di ritardo (il primo treno utile da Roma arriva all 9.30&#8230;)sono riuscita a prendere appunti di tutti gli interventi, e mi sarebbe piaciuto anche poter fare un pò di live-blogging&#8230;.ma ahimè&#8230;la connessione wireless era troppo debole, e quindi sono rimasta offline tutto il giorno.</p>
<p>Tra i partecipanti, ho notato circa un 25% di giovani, e tra questi spiccavano i curatori di progetti ben strutturati e popolari nel web.</p>
<p>Ottima,  l&#8217;idea del questionario di gradimento. Sicuramente arriveranno spunti iinteressanti per la prossima edizione!</p>
<p>Comunque, per confortare chi non è potuto essere presente, cliccando sui titoli degli interventi dei relatori, potete accedere al resoconto degli speech (contengono le note, a mio parere,  più interessanti) <img src='http://www.sustainabitaly.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La Mappa dei Comuni italiani con certificazione EMAS</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 22:43:06 +0000</pubDate>
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Grazie ai dati forniti da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale) sono riuscita a ricostruire una mappa dei comuni italiani che hanno ottenuto &#8211; ad oggi &#8211; la registrazione EMAS (ovvero Eco-Management and Audit Scheme).
Questo strumento, creato con il regolamento n. 1836/93 del 29 giugno del 1993, è una certificazione volontaria che [...]]]></description>
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			</a>
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<p>Grazie ai dati forniti da <a href="http://www.isprambiente.it/site/it-IT/" target="_blank"><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><strong><span style="color: #008000;">ISPRA</span></strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: none;"><strong><span style="color: #008000;"> </span></strong></span></span></a>(Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale) sono riuscita a ricostruire una mappa dei comuni italiani che hanno ottenuto &#8211; ad oggi &#8211; la <strong>registrazione EMAS</strong> (ovvero Eco-Management and Audit Scheme).</p>
<p>Questo strumento, creato con il regolamento n. 1836/93 del 29 giugno del 1993, è una certificazione volontaria che fa acquisire una «dichiarazione di partecipazione al sistema» agli enti e le imprese che la ottengono.</p>
<p><span id="more-176"></span>Ma vediamo più da vicino qual&#8217;è la situazione italiana relativa agli enti pubblici, e in questo caso, dei comuni.</p>
<p>Vi rivelo subito che l&#8217;analisi non mi ha entusiasmato perché, come vedremo, l&#8217;attuale indice di diffusione delle certificazioni EMAS sulla base del totale dei comuni delle singole regioni è ancora molto basso.</p>
<p>Le migliori performance italiane sono state conseguite &#8211; fino ad oggi &#8211; dal <strong>Trentino Alto Adige</strong>, con 53 comuni certificati su un totale di 339 comuni(pari al 15,6% ). A questa regione, molto sensibile e attenta, segue l&#8217;<strong>Umbria</strong>, con il 7,6% di comuni certificati (solo 7 su 92); e poi la <strong>Toscana</strong> con il 7,3% di comuni virtuosi (21 su un totale di 287 comuni).</p>
<p>Come potete notare, il podio è condiviso da queste tre regioni con un enorme stacco rispetto al Trentino che &#8211; lasciatemelo dire &#8211;   conquista tutto il mio rispetto (anche se quasi non avevo dubbi sulla loro quota di sostenibilità).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/04/grafico_emas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-177" title="grafico_emas_comuni_italiani" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/04/grafico_emas.jpg" alt="emas comuni italiani" width="590" height="554" /></a></p>
<p style="text-align: left;">A seguire, con risultati via via sempre più bassi, abbiamo il Friuli Venezia Giulia con il 6,8% dei comuni certificati (15 su un totale di 218), l&#8217;Emilia Romagna con il 6,1 % (21 comuni su 341), la Liguria con il 4,2% (10 comuni su 235) ed il Veneto con il 3,4% (20 comuni su 581).</p>
<p style="text-align: left;">Il picco di performance negative  viene raggiunto dalle regioni del mezzogiorno: Campania (0 comuni su 551), Basilicata (0 comuni su 131), Puglia ( nessun comune su 255), Calabria (0 su 551 comuni) , Sicilia (o su 390), Sardegna (o su 377 comuni) che non hanno nessun comune certificato EMAS.</p>
<p style="text-align: left;">A queste regioni si aggiungono la Valle d&#8217;Aosta e il Molise, anch&#8217;esse con un triste dato di &#8220;zero&#8221; comuni certificati.</p>
<p style="text-align: left;">Per consultare il report (con dettaglio dei comuni certificati) che ho realizzato attraverso i dati Ispra, cliccate qui e scaricate il pdf&#8211;&gt;<span style="color: #008000;"><span style="text-decoration: underline;"> </span></span><span style="color: #008000;"><strong><span style="color: #008000;"><span style="text-decoration: underline;">C</span></span></strong></span><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/04/comuni_emas1.pdf"><span style="color: #008000;">omuni_emas</span></a><span style="color: #008000;"><span style="text-decoration: underline;">.pdf</span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">E&#8217; doveroso  sottolineare che ai comuni pubblicati sul sito dell&#8217;ISPRA possono essersi aggiunti altri comuni &#8211; tra quelli che hanno avviato il processo di conversione e certificazione, e quelli che l&#8217;hanno già ottenuta e stanno per essere pubblicati &#8211; ma sarà mio dovere fare un aggiornamento costante di questo database (quello in pdf).</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">Si consideri inoltre che, soprattutto a partire dal 2009, il numero di richieste di certificazione è aumentato notevolmente rispetto agli anni precedenti, e alcuni istituti di ricerca stimano che il trend continuerà a crescere in modo costante nei prossimi anni.</span></span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;"><strong>P.S.</strong> Per chi di voi desiderasse il file Comuni_emas.pdf  in versione <span style="color: #008000;">.xls</span>, può contattarmi via mail (sustainabitaly@gmail.com). Condivido volentieri il mio lavoro con voi, soprattutto se avete voglia di migliorare i dati riportati <img src='http://www.sustainabitaly.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </span></span></p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Fonti rinnovabili:il confronto Germania-Italia sulle scelte ambientali ed economiche.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Esattamente ieri sera, 7 marzo 2010, Presa Diretta, il programma del palinsesto di Rai 3 condotto da Riccardo Iacona, ha mandato in onda  il reportage intitolato &#8220;Sole Vento Alberi&#8221;,dedicato alle fonti di energia rinnovabili e al confronto tra le diverse politiche  di incentivazione condotte da paesi come la  Germania e l&#8217;Italia.
Per fortuna la Rai ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>Esattamente ieri sera, 7 marzo 2010, <a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-304de3ed-bbd9-4afb-bd57-da84637dde70.html?homepage" target="_blank">Presa Diretta</a>, il programma del palinsesto di Rai 3 condotto da Riccardo Iacona, ha mandato in onda  il reportage intitolato <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e9c0c5ec-688a-4f53-aefa-97c2b268b4c3.html?p=0#" target="_blank">&#8220;Sole Vento Alberi&#8221;</a>,dedicato alle fonti di energia rinnovabili e al confronto tra le diverse politiche  di incentivazione condotte da paesi come la  Germania e l&#8217;Italia.</p>
<p>Per fortuna la Rai ha un ottimo archivio web da cui è possibile rivedere quasi tutta la la produzione televisiva delle sue emittenti, e stamane ho potuto rivedere <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e9c0c5ec-688a-4f53-aefa-97c2b268b4c3.html?p=0#" target="_blank">la puntata </a>e riprendere dati e informazioni per una riflessione più accurata sullo scenario italiano. Il nostro &#8216;bel paese&#8217; lasciato allo sbaraglio quando serve, ma anche imbavagliato all&#8217;occorrenza. L&#8217;ottimo lavoro di Iacona però, mi ha spinto a riaprire la discussione in questo blog, e approfittare dello spunto per aggiungere le mie considerazioni.</p>
<p><span id="more-97"></span></p>
<p>Partendo dal presupposto che il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale, fiaccata dalla recessione, non sia un’ipotesi, ma una realtà che genera profitti, è possibile capire anche perché  paesi come la Germania, la Spagna, la Danimarca, la Svezia ed altri ancora, stanno intervenendo con forti incentivi verso il  sistema imprenditoriale e  verso i cittadini.</p>
<p>Le nuove opportunità di business verde stanno già generando nuovi posti di lavoro (siamo a 3,5 milioni solo in Europa) e tutti gli osservatori ritengono che questa tendenza potrà incidere positivamente sull’economia mondiale.</p>
<p>E il confronto Italia-Germania non giunge a caso: infatti l&#8217;<a href="http://epi.yale.edu/" target="_blank">EPI (Environmental Performance Index) </a>sviluppato dall&#8217;Università di Yale con una metodologia che unisce la performance per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale, rivela che nel quadro dei 163 paesi del campione, l&#8217;<a href="http://epi.yale.edu/Countries/Italy" target="_blank">Italia</a> segue la <a href="http://epi.yale.edu/Countries/Germany" target="_blank">Germania</a> &#8211; rispettivamente il 17° e il 18° posto &#8211; nella classifica dei paesi più responsabili del 2009. Due paesi molto diversi per cultura e coscienza politica, eppure così vicini  nei risultati pubblicati dalla ricerca.</p>
<p style="text-align: center;"><a style="text-decoration: none;" href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/epimethod.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-100" title="epimethod" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/epimethod.jpg" alt="" width="544" height="414" /></a></p>
<h3>Le differenze tra Germania e Italia.</h3>
<p>Partendo proprio dagli effetti generati sull&#8217;occupazione , Iacona ci dice che in Germania, grazie alla legge sulle fonti rinnovabili vagliata nel 2001 (con il consenso del 90% dei deputati tedeschi), sono stati creati circa 750.000 posti di lavoro, di cui 250.000 dalle centrali e circa il doppio dall&#8217;indotto.</p>
<p>Per quanto riguarda la situazione italiana, stando ai dati dell’ultimo <strong><a href="http://www.censis.it/277/280/339/6954/cover.asp" target="_blank">Rapporto Annuale del Censis</a></strong> 2009, sembra che la green economy rappresenti una delle poche speranze di ripresa dalla crisi economica  che  sta attraversando il nostro paese. Nel rapporto si legge che  “sebbene non sia possibile calcolare nel dettaglio il valore di questo complesso sistema, disperso in svariati segmenti di business, le stime sul fatturato complessivo della green economy italiana si aggirano già attorno ai <strong>10 miliardi di euro</strong>, e decisamente positive sono le previsioni sull’impatto nel mercato del lavoro: fonti diverse stimano da qui a dieci anni un potenziale occupazionale che varia <strong>da 100 mila a 1 milione di nuovi addetti</strong>, a seconda dei comparti presi in considerazione nella valutazione.”</p>
<p>La ripresa dell’economia italiana punta ,in particolare, su una forte spinta proveniente dal settore dell’energia rinnovabile (secondo i dati raccolti da Terna e dal Gestore servizi elettrici, nel 2008 l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha coperto il 16,5% del consumo nazionale, e la produzione è aumentata del 24,5% in soli cinque anni). Altrettanto positivo il quadro fornito dalle stime di Nomisma Energia: il fatturato dei principali comparti delle nuove rinnovabili è aumentato in cinque anni del 191% e nel 2008 supera i 5 miliardi di euro, mentre l’occupazione diretta e dell’indotto è cresciuta del <strong>220% </strong>e sono più di <strong>20.000 i posti di lavoro</strong> creati dallo sviluppo delle energie verdi.</p>
<h3>La legislatura a confronto</h3>
<p>La legge sulle rinnovabili che muove la Germania, similmente al <strong><a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/03387dl.htm" target="_blank">Decreto Legislativo  387/2003 </a> </strong>adottato in Italia, consiste fondamentalmente nella liberalizzazione del mercato di produzione dell&#8217;energia da fonti rinnovabili e consente quindi a chi produce energia pulita, di rivenderla sul mercato.</p>
<p>A questo dato si aggiunga che l&#8217;attuale Cancelliere tedesco ( ed ex Ministro dell&#8217;Ambiente) <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angela_Merkel" target="_blank">Angela Merkel</a> ha proposto in Germania il programma <strong>202020</strong><strong>, </strong>ovvero l&#8217;obiettivo di raggiungere entro il 2020 una riduzione delle emissioni di CO2 del 20%, e la produzione del 20% del fabbisogno energetico del Paese attraverso fonti rinnovabili.</p>
<p>Grazie alle scelte accorte dei vertici politici, il settore della ricerca e della produzione di energia da fonti rinnovabili stanno vivendo una crescita intensa e costante, che ha permesso alla Germania di cogliere a testa alta e con slancio l&#8217;opportunità, e di porsi un obiettivo di copertura del 60% del fabbisogno energetico nazionale, solo attraverso fonti rinnovabili.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, invece, il Dlgs 387/2003 per le fonti rinnovabili ha concesso anche ad imprese che sono molto lontane dalla sostenibilità di ampliare il loro business, affiancando alle fonti rinnovabili anche le <em>fonti assimilabili. </em>Questo, viene spiegato nel servizio di Iacona, significa che imprese come l&#8217;ILVA di Taranto, la Lucchini di Piombino, e la Garrone di Priolo, hanno potuto procedere alla manipolazione di risorse come i rifiuti della raffinazione petrolifera (che non erano rinnovabili in origine) per produrre altra energia, ma con l&#8217;effetto di un grave danno ambientale per l&#8217;emissione di elevate quantità di CO2  e molto dannose per le comunità locali.</p>
<p>Le differenze presenti in Italia sono anche il frutto della de-regulation che lascia ai governi regionali la possibilità di scegliere autonomamente la propria politica di approvvigionamento energetico. A parte esempi positivi come la <strong>Puglia</strong>, che grazie a semplificazioni ed incentivi, attualmente rappresenta la <strong>1° regione italiana per produzione di energia da fonti rinnovabili -</strong> con la produzione del <strong>25,32% dell’energia eolica nazionale</strong> e del <strong>13,44% dell’energia fotovoltaica</strong> &#8211; la realtà italiana risulta essere molto disomogenea, e in alcuni casi anche drammatica.</p>
<p>Al contrario però di ciò che accade in Germania, dal reportage di Iacona emerge che in Italia, e specialmente in regioni come la Calabria e la Sicilia, il ritardo nella valutazione delle domande di installazione degli impianti abbia rallentato  - se non immobilizzato &#8211; lo sviluppo delle imprese locali e la conversione degli impianti domestici dei cittadini.</p>
<p>Proprio in Sicilia (Agrigento vanta la presenza del &#8220;Re del vento&#8221; &#8211; Salvatore Moncada ) in molti comuni &#8211; come  Trapani- è stato registrato un blocco delle pratiche che raggiunge i 4 anni. Demotivante. Altro che incentivi!</p>
<p>Eppure proprio le regioni del sud Italia, grazie alla naturale conformazione del territorio e la loro posizione, hanno una capacità produttiva di gran lunga superiore rispetto ai paesi nordici.</p>
<p>Altre considerazioni cadono sulla regione Toscana e sulla Basilicata.Mentre in Toscana alcuni comuni appesantiscono il cittadino di tasse (mi riferisco all&#8217;obbligo della DIA &#8211; Dichiarazione di Inizio Attività &#8211; 1500 euro) per poter installare un impianto di energia rinnovabile nella propria abitazione, in Basilicata, invece, osteggiano gli impianti eolici con la giustificazione della tutela paesaggistica. E uno dei migliori produttori della regione, una fabbrica di Ferrandina che produce pannelli solari, esporta il 60% della produzione in Francia, Germania e Inghilterra.</p>
<h3>Necessità fa virtù? Io sono convinta di si.</h3>
<p>Se la preoccupazione degli altri Paesi europei è attualmente quella di rendersi indipendenti nella produzione di energia elettrica (limitando l&#8217;approvvigionamento da paesi esteri) per ovvie regioni economiche e politiche, l&#8217;Italia sembra, invece, non cogliere a pieno le opportunità che offre l&#8217;approccio delle rinnovabili.</p>
<p>Speriamo solo che il governo italiano trovi la motivazione nella grave crisi economica che il nostro paese sta affrontando,  per regolamentare in modo efficace e vantaggioso il settore delle energie rinnovabili, e dare la possibilità alla piccola e media impresa italiana di rifiorire sotto una nuova luce. Quella <em>green</em>.</p>
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		<title>La ricerca ISPO rivela le attitudini &#8220;green&#8221; degli italiani.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 17:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Contrariamente a quanto argomentano alcune voci, in merito ad una bolla speculativa ecologica simile a quella determinata dalla “New Economy”, numerose fonti statistiche supportano oggi il processo di affermazione della Green Economy, confermando i fenomeni emergenti dal mercato.
Innanzitutto viene documentata la domanda di beni e servizi ecosostenibili (tendenza presente anche nei paesi del BRIC) , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p>Contrariamente a quanto argomentano alcune voci, in merito ad una bolla speculativa ecologica simile a quella determinata dalla “New Economy”, numerose fonti statistiche supportano oggi il processo di affermazione della Green Economy, confermando i fenomeni emergenti dal mercato.</p>
<p><strong>Innanzitutto viene documentata</strong><strong> la domanda di beni e servizi ecosostenibili </strong>(tendenza presente anche nei paesi del BRIC) , tra cui la generazione di energia “pulita” basata sulle tecnologie rinnovabili, in sostituzione di quella basata sui combustibili fossili, e il risparmio energetico che scaturisce dal miglioramento dell’efficienza. Ma tocca anche settori tradizionali come la produzione di automobili, con la riduzione nelle emissioni di CO2, l’introduzione di combustibili alternativi come il metano, in cui l’Italia è leader mondiale, la ricerca sull’idrogeno e  la diffusione di  auto elettriche.<span id="more-86"></span></p>
<p>A tal proposito, la ricerca dell&#8217;istituto Ispo<a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a> , pubblicata a settembre 2009 e condotta su un campione rappresentativo di 800 persone, indica in maniera chiara l’accresciuto livello di sensibilità ambientale tra i cittadini italiani. Dalla ricerca emerge che l&#8217;86% del campione intervistato afferma di utilizzare a casa prodotti ecologici &#8211; come lampade a basso consumo &#8211; e adottare comportamenti sostenibili – come spegnere le luci, evitare di lasciare scorrere l&#8217;acqua e non eccedere con i riscaldamenti.</p>
<p><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/ispo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-87" title="ispo_ricerca" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/ispo.jpg" alt="report_ispo_2009" width="555" height="400" /></a></p>
<p>Il report  afferma che  la percentuale dei virtuosi scende al 50% quando si tratta di spostamenti urbani a corto raggio, dove l&#8217;auto resta preferita, anche se il 60% cerca anche di guidare ecologico. Italiani attenti all&#8217;ambiente, poi, anche quando si parla di shopping: Oltre il 50% degli intervistati dichiara di voler conoscere le modalità di produzione dei beni e di preferire prodotti ecologici, soprattutto nel settore dell&#8217;automobile, dove l&#8217;86% afferma di &#8220;voler tenere in considerazione&#8221; gli aspetti legati all&#8217;ambiente.  I giovani e i laureati sono i più consapevoli del ruolo e della funzione della formazione, ma ben nove italiani su dieci (92% degli intervistati) ritengono necessario integrare economia con ambiente, soprattutto investendo nelle tecnologie. L’ecologia viene quindi percepita come un valore proprio del vissuto comune. C’è una sensibilità già spiccata su cui lavorare ma molto resta ancora da fare. E soprattutto bisogna lavorare per far sì che le scelte eco-compatibili siano sempre più compatibili sia con i bilanci aziendali che non quelli familiari.</p>
<hr size="1" /><a href="#_ftnref">[1]</a>E’ possibile consultare online il report della ricerca  “La green economy e gli italiani” condotta da ISPO: <a href="http://www.greenvalue.it/public/estratto_green_economy.pdf">http://www.greenvalue.it/public/estratto_green_economy.pdf</a></p>
]]></content:encoded>
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