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	<title>Sustainab.Italy &#187; comunità Europea</title>
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	<description>Sostenibilità e qualità in Italia</description>
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		<title>Definire la Green Economy</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Chi opera nel settore della sostenibilità ambientale è ben cosciente di quali siano le caratteristiche del trend della “Green-Economy”, ma i neofiti probabilmente avranno avuto qualche difficoltà nell&#8217;identificare il fenomeno entro griglie di analisi univoche. Ecco perché ritengo necessaria una definizione preliminare della Green economy, che possa chiarirne i confini e le sfaccettature.
Con il termine [...]]]></description>
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<p>Chi opera nel settore della sostenibilità ambientale è ben cosciente di quali siano le caratteristiche del trend della “Green-Economy”, ma i neofiti probabilmente avranno avuto qualche difficoltà nell&#8217;identificare il fenomeno entro griglie di analisi univoche. Ecco perché ritengo necessaria una definizione preliminare della Green economy, che possa chiarirne i confini e le sfaccettature.<br />
Con il termine <em>&#8220;green economy</em>&#8221; ci si riferisce ad un paradigma manageriale e commerciale che privilegia l’impatto ambientale come indicatore imprescindibile della genuinità delle operazioni messe in atto da imprese ed organizzazioni. L’ambiente però non è l’unica piattaforma con cui bisogna confrontarsi. Certamente cresce la necessità di rendere l’economia più armonica con l’ecosistema, ma farlo comporta una meravigliosa creatività, conoscenza specialistica, e l’allargamento della partecipazione di tutti gli individui. I comportamenti umani e I lavoratori non possono essere ancora ingranaggi del meccanismo dell’accumulazione, sia che esso sia capitalista o socialista. Lo sviluppo sostenibile richiede anche un progresso culturale e l’estensione della democrazia, perché le trasformazioni sociali ed economiche sono fenomeni strettamente correlati.</p>
<p><span id="more-57"></span><br />
La Green economy enfatizza la creazione di alternative positive in tutti i settori dell’economia e della vita.<br />
Il settore pubblico e privato devono essere trasformati in modo tale da consentire &#8211; da un lato &#8211; al mercato di esprimere valori sociali ed ecologici -e dall&#8217;altro- che lo Stato incominci ad avvicinarsi ai network di innovazione creata dal basso delle community (locali o virtuali).</p>
<p><a href="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/money2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-78" title="money" src="http://www.sustainabitaly.it/wp-content/uploads/2010/03/money2.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>La Green Economy non è una delle scelte possibili, ma è l&#8217;unico modello praticabile per lo sviluppo dei prossimi venti anni. Puntare sulla Green Economy è un imperativo condiviso a tutti i livelli, è un dato di fatto non un argomento su cui scontrarsi, è una priorità di tutti. Qualunque sia il paradigma economico che si vuole adottare, l’economia ecologica è una prerogativa che non prescinde dall’industria, nonostante ne riconosca i danni fatti nel passato e nel presente. La Green Economy quindi non è la fine dell’industria, bensì un cammino di riconversione che conduce alla sostenibilità ambientale e sociale dell’industria.</p>
<p>Esempi degli orientamenti politici italiani , sono gli incentivi alla rottamazione delle auto, finalizzati alla diminuzione dei consumi e delle emissioni di CO2, oppure gli incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti alternative già esistenti da tempo nel nostro Paese. Oppure, ancora, lo sforzo che è in corso da alcuni anni nelle pubbliche amministrazioni affinché si proceda ad acquisti eco-compatibili (il cosiddetto “green procurement”).<br />
Il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale fiaccata dalla recessione, insomma, non è un’ipotesi ma una realtà che genera profitti. Tutti, quindi, dobbiamo lavorare per far crescere reddito e occupazione grazie all’energia pulita e dalla conversione industriale.</p>
<p>La Comunità Europea orienta e dirige questa conversione attraverso numerosissime direttive e programmi speciali, partendo dalle ECOLABEL, all’EMAS , agli incentivi fiscali e tutte le misure di sanzione per i paesi che non lavorano adeguatamente per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto .<br />
I contenuti del Protocollo di Kyoto, sono infatti intesi a modificare il comportamento delle industrie che inquinano, ma è anche opinione largamente condivisa, che attraverso il modello del <a href="http://unfccc.int/kyoto_protocol/mechanisms/emissions_trading/items/2731.php ">carbon emission trading </a>il protocollo fornisca una scappatoia per continuare ad inquinare, pagando una tassa, senza affrontare il problema reale sottostante, ovvero la necessità di un reale e duraturo cambiamento dei comportamenti che provocano l’inquinamento.</p>
<p>Ecco dunque la necessità dell&#8217;adozione di processi sostenibili da parte delle imprese, quali cardine centrale delle loro strategie di business, in modo tale da contemplare anche il raggiungimento di vantaggi commerciali, che bilancino di gran lunga i costi sostenuti per implementarli.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza ambientale documentata nei report ufficiali</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 18:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[al gore]]></category>
		<category><![CDATA[comunità Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia]]></category>
		<category><![CDATA[Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[inconvenient Truth]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[James Lovelock]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove nasce l'emergenza ambientale e climatica? E' un hype oppure l'inquinamento provocato dall'industiria e dall'iperconsumo stanno mettendo in vero pericolo il futuro delle prossime generazioni? E' solo una moda passeggera o l'inizio di un radicale cambiamento nel modo di opearare degli uomini?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong>Dove nasce l&#8217;emergenza ambientale e climatica? E&#8217; un hype ,oppure l&#8217;inquinamento provocato dall&#8217;industiria e dall&#8217;iperconsumo stanno mettendo in vero pericolo il futuro delle prossime generazioni? E&#8217; solo una moda passeggera o l&#8217;inizio di un radicale cambiamento nel modo di opearare degli uomini?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Osservando il  mainstream dei  media , la stampa economica, la blogosfera, e tutto il resto – emerge in modo evidente che il tema dell&#8217;eco-compatibilità delle pratiche commerciali  ha raggiunto un punto critico di rilevanza . Il martellamento quotidiano di notizie, iniziative e campagne pubblicitarie “green” è notevolmente cresciuto negli ultimi anni.<br />
Difficilmente passa una settimana, senza aver notizia dell’impegno di una azienda, di  una nuova tecnologia , di una nuova partnership per affrontare le sfide ambientali, o una nuova scoperta da un organismo governativo, o dei progressi compiuti da un  laboratorio universitario o di ricerca.</p>
<p><span id="more-12"></span><br />
Bisognerebbe però fare attenzione alla distinzione tra sviluppo e progresso, due concetti tendenzialmente vicini tra loro, ma distanziati da una sottile, seppur decisiva differenza.<br />
Per questo motivo  sarebbe giusto chiedersi: “ cosa sta succedendo realmente?”  “tutti questi  cambiamenti impatteranno come una svolta epocale nel mondo degli affari, o servono semplicemente  a lavarsi la coscienza? E, cosa più importante: tutto questo può fare la differenza per l&#8217;ambiente?<br />
Non ci sono dati sufficienti per mostrare come le aziende stanno mettendo in atto questo cambiamento, a livello aggregato, per spostare l&#8217;ago su questioni come il cambiamento climatico, la riduzione di sostanze tossiche, la conservazione dell&#8217;acqua e l&#8217;efficienza delle risorse</p>
<p>In alcuni casi, è quasi impossibile dire se gli indicatori dei progressi si stanno muovendo in avanti o indietro.<br />
Le aziende che stanno agendo secondo  parametri di  sostenibilità ed efficienza, ma solo in modo incrementale, e buona parte dei loro guadagni sono compensati da un&#8217;economia in costante crescita. Così, mentre le emissioni di gas ad effetto serra possono essere tagliate, lo sviluppo economico porta comunque a considerare queste emissioni sostanzialmente invariate.<br />
Nonostante i risultati siano ancora evidentemente contrastanti, potremmo comunque salutare con spirito ottimistico l’inizio di un nuovo periodo di profondi cambiamenti per l’industria e per le società che si rendono maggiormente consapevoli rispetto alle emergenze ambientali globali.</p>
<p>L’economia globale dipende completamente dalla natura per le materie prime, l’energia, e servizi indispensabili come l’acqua e la purificazione dell’aria, la fertilità del suolo, e l’assorbimento dei rifiuti.  Quando l’economia raggiunge una certa dimensione, una ulteriore crescita metterebbe a rischio sia il sistema che il sottosistema. Nel linguaggio dell’economia questo significa che la crescita è diventata “non economica”.  In casi estremi, una economia che cerca di crescere oltre una certa dimensione che la biosfera può sopportare, può semplicemente distruggerla. Per questo motivo l’economia deve correre ai ripari e cercare una nuova scala su cui dimensionarsi.<br />
Le aziende da un lato, e gli individui (consumatori) dall’altro, stanno lentamente integrando questa nuova consapevolezza nelle loro pratiche quotidiane, le prime, allineando i valori “green” alle strategie di impresa e quindi ai loro obiettivi di bottom-line, e i secondi, ponendo maggiore attenzione ai loro acquisti e ai loro comportamenti all’interno delle proprie comunità.</p>
<p>Numerosissime ricerche, a partire dagli anni &#8216;70 , hanno contribuito a consapevolizzare i decisori pubblici, i governi, i cittadini e gli imprenditori sui temi dell’emergenza ambientale.<br />
Basti ricordare il  “ Rapporto sui limiti dello Sviluppo”, meglio noto come “Rapporto Meadows”, redatto dal Club di Roma  e  pubblicato nel 1972, il quale indicava che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali (specialmente petrolio), e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica su questo problema.</p>
<p>Nel 1979 viene pubblicato “Gaia. A New Look at Life on Earth”, scritto da James Lovelock , un biologo britannico che proponeva di considerare le diverse componenti geofisiche del pianeta (l’atmosfera, gli oceani, la crosta terrestre) come parti di un complesso sistema interagente: un unico grande organismo che Lovelock chiama Gaia, dal nome della divinità greca rappresentazione della Terra. Le teorie di Gaia vennero criticate da più parti, sia perché considerate come una sorta di religione new age, sia perché il fatto che Gaia sarebbe in grado di fare fronte a ogni modificazione imposta dall’esterno (e quindi anche dall’uomo) giustificherebbe qualsiasi azione distruttiva nei confronti degli ecosistemi. Allo stesso tempo però fu recepita in numerosi ambienti accademici e non, come dimostra la Dichiarazione di Amsterdam del 2001 in occasione della Global Change Open Science Conference che riuniva i grandi progetti di ricerca internazionale nel campo della sostenibilità.<br />
La Dichiarazione cita infatti tra i punti fermi della ricerca scientifica il seguente: “Il sistema Terra funziona come un unico sistema autoregolato comprendente componenti fisiche, chimiche, biologiche e umane”.</p>
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<p>Tra i report più noti, ci sono quelli prodotti dall’ <a href="http://www.ipcc.ch/ ">Intergovernmental Panel sui Cambiamenti Climatici </a>, organo di ricerca patrocinato dal l’UNEP  (United Nation Environment Programme) e  dal World Metereological Organization (WMO).<br />
E forse alcuni di voi  probabilmente ricorderanno il documentario <a href="http://www.climatecrisis.net/ ">“An Inconvenient Truth”</a> (2006 ), che  vedeva l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, spiegare come il riscaldamento globale stia cambiando il volto del nostro pianeta e  quali sono i rischi ambientali che le attività industriali e le pratiche di consumo stanno generando a danno della comunità mondiale.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c_e92-1C2K0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/c_e92-1C2K0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L’emergenza ambientale è dunque una realtà che nessuno stakeholder di mercato, né tantomeno i cittadini possono continuare ad ignorare, pena la probabile distruzione di un ecosistema che ci ospita da millenni, e di cui ci siamo appropriati in modo forse incosciente e sconsiderato.</p>
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