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	<title>Sustainab.Italy &#187; Gaia</title>
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	<description>Sostenibilità e qualità in Italia</description>
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		<title>L&#8217;emergenza ambientale documentata nei report ufficiali</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 18:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Dove nasce l'emergenza ambientale e climatica? E' un hype oppure l'inquinamento provocato dall'industiria e dall'iperconsumo stanno mettendo in vero pericolo il futuro delle prossime generazioni? E' solo una moda passeggera o l'inizio di un radicale cambiamento nel modo di opearare degli uomini?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><strong>Dove nasce l&#8217;emergenza ambientale e climatica? E&#8217; un hype ,oppure l&#8217;inquinamento provocato dall&#8217;industiria e dall&#8217;iperconsumo stanno mettendo in vero pericolo il futuro delle prossime generazioni? E&#8217; solo una moda passeggera o l&#8217;inizio di un radicale cambiamento nel modo di opearare degli uomini?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Osservando il  mainstream dei  media , la stampa economica, la blogosfera, e tutto il resto – emerge in modo evidente che il tema dell&#8217;eco-compatibilità delle pratiche commerciali  ha raggiunto un punto critico di rilevanza . Il martellamento quotidiano di notizie, iniziative e campagne pubblicitarie “green” è notevolmente cresciuto negli ultimi anni.<br />
Difficilmente passa una settimana, senza aver notizia dell’impegno di una azienda, di  una nuova tecnologia , di una nuova partnership per affrontare le sfide ambientali, o una nuova scoperta da un organismo governativo, o dei progressi compiuti da un  laboratorio universitario o di ricerca.</p>
<p><span id="more-12"></span><br />
Bisognerebbe però fare attenzione alla distinzione tra sviluppo e progresso, due concetti tendenzialmente vicini tra loro, ma distanziati da una sottile, seppur decisiva differenza.<br />
Per questo motivo  sarebbe giusto chiedersi: “ cosa sta succedendo realmente?”  “tutti questi  cambiamenti impatteranno come una svolta epocale nel mondo degli affari, o servono semplicemente  a lavarsi la coscienza? E, cosa più importante: tutto questo può fare la differenza per l&#8217;ambiente?<br />
Non ci sono dati sufficienti per mostrare come le aziende stanno mettendo in atto questo cambiamento, a livello aggregato, per spostare l&#8217;ago su questioni come il cambiamento climatico, la riduzione di sostanze tossiche, la conservazione dell&#8217;acqua e l&#8217;efficienza delle risorse</p>
<p>In alcuni casi, è quasi impossibile dire se gli indicatori dei progressi si stanno muovendo in avanti o indietro.<br />
Le aziende che stanno agendo secondo  parametri di  sostenibilità ed efficienza, ma solo in modo incrementale, e buona parte dei loro guadagni sono compensati da un&#8217;economia in costante crescita. Così, mentre le emissioni di gas ad effetto serra possono essere tagliate, lo sviluppo economico porta comunque a considerare queste emissioni sostanzialmente invariate.<br />
Nonostante i risultati siano ancora evidentemente contrastanti, potremmo comunque salutare con spirito ottimistico l’inizio di un nuovo periodo di profondi cambiamenti per l’industria e per le società che si rendono maggiormente consapevoli rispetto alle emergenze ambientali globali.</p>
<p>L’economia globale dipende completamente dalla natura per le materie prime, l’energia, e servizi indispensabili come l’acqua e la purificazione dell’aria, la fertilità del suolo, e l’assorbimento dei rifiuti.  Quando l’economia raggiunge una certa dimensione, una ulteriore crescita metterebbe a rischio sia il sistema che il sottosistema. Nel linguaggio dell’economia questo significa che la crescita è diventata “non economica”.  In casi estremi, una economia che cerca di crescere oltre una certa dimensione che la biosfera può sopportare, può semplicemente distruggerla. Per questo motivo l’economia deve correre ai ripari e cercare una nuova scala su cui dimensionarsi.<br />
Le aziende da un lato, e gli individui (consumatori) dall’altro, stanno lentamente integrando questa nuova consapevolezza nelle loro pratiche quotidiane, le prime, allineando i valori “green” alle strategie di impresa e quindi ai loro obiettivi di bottom-line, e i secondi, ponendo maggiore attenzione ai loro acquisti e ai loro comportamenti all’interno delle proprie comunità.</p>
<p>Numerosissime ricerche, a partire dagli anni &#8216;70 , hanno contribuito a consapevolizzare i decisori pubblici, i governi, i cittadini e gli imprenditori sui temi dell’emergenza ambientale.<br />
Basti ricordare il  “ Rapporto sui limiti dello Sviluppo”, meglio noto come “Rapporto Meadows”, redatto dal Club di Roma  e  pubblicato nel 1972, il quale indicava che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali (specialmente petrolio), e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica su questo problema.</p>
<p>Nel 1979 viene pubblicato “Gaia. A New Look at Life on Earth”, scritto da James Lovelock , un biologo britannico che proponeva di considerare le diverse componenti geofisiche del pianeta (l’atmosfera, gli oceani, la crosta terrestre) come parti di un complesso sistema interagente: un unico grande organismo che Lovelock chiama Gaia, dal nome della divinità greca rappresentazione della Terra. Le teorie di Gaia vennero criticate da più parti, sia perché considerate come una sorta di religione new age, sia perché il fatto che Gaia sarebbe in grado di fare fronte a ogni modificazione imposta dall’esterno (e quindi anche dall’uomo) giustificherebbe qualsiasi azione distruttiva nei confronti degli ecosistemi. Allo stesso tempo però fu recepita in numerosi ambienti accademici e non, come dimostra la Dichiarazione di Amsterdam del 2001 in occasione della Global Change Open Science Conference che riuniva i grandi progetti di ricerca internazionale nel campo della sostenibilità.<br />
La Dichiarazione cita infatti tra i punti fermi della ricerca scientifica il seguente: “Il sistema Terra funziona come un unico sistema autoregolato comprendente componenti fisiche, chimiche, biologiche e umane”.</p>
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<p>Tra i report più noti, ci sono quelli prodotti dall’ <a href="http://www.ipcc.ch/ ">Intergovernmental Panel sui Cambiamenti Climatici </a>, organo di ricerca patrocinato dal l’UNEP  (United Nation Environment Programme) e  dal World Metereological Organization (WMO).<br />
E forse alcuni di voi  probabilmente ricorderanno il documentario <a href="http://www.climatecrisis.net/ ">“An Inconvenient Truth”</a> (2006 ), che  vedeva l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, spiegare come il riscaldamento globale stia cambiando il volto del nostro pianeta e  quali sono i rischi ambientali che le attività industriali e le pratiche di consumo stanno generando a danno della comunità mondiale.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c_e92-1C2K0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/c_e92-1C2K0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L’emergenza ambientale è dunque una realtà che nessuno stakeholder di mercato, né tantomeno i cittadini possono continuare ad ignorare, pena la probabile distruzione di un ecosistema che ci ospita da millenni, e di cui ci siamo appropriati in modo forse incosciente e sconsiderato.</p>
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